gli occhi dell'altro
 
CAST ARTISTICO   credits not contractual
joahn leysen elda alvigini
  lucrezia lante della rovere lea cirianni
 
  hossein taheri narcisa bonati
 
  carlotta ritossa    
  anton alexander    
  olek mincer    
CAST TECNICO
Prodotto da: manlio capoano, marco mandelli
Produttore esecutivo: marco mandelli
Regia: gianpaolo tescari
Soggetto e sceneggiatura: gianpaolo tescari
Casting: beatrice kruger
Direttore della fotografia: fernando ciangola
Organizzatore: carlo pasini
Scenografia: marta maffucci
Montaggio: osvaldo baggero
Fonico: mauro lazzaro
Musiche: nicola tescari
Aiuto regia: carmine elia
Trucco: alberto blasi
FOTO

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SINOSSI

BARBARA CAGLI (LUCREZIA LANTE DELLA ROVERE) è una ballerina del tanztheater: Il suo mondo visivo e poetico è vitale, carnale, energico. Perché così è Barbara: di una vivacità ed esuberanza prorompenti, di una sensualità irrequieta, di un gusto di vivere mediterraneo, di una generosità totale, alcune volte adolescenziale e irresponsabile: ma sono proprio questa libertà e questa leggerezza che hanno fatto innamorare di lei DAVID GREENBLATT (JOHAN LEYSEN), un cinquantenne olandese, professore di Fisica, con cui lei vive ormai da due anni a Trieste, dopo un'esistenza frenetica, intessuta di relazioni contrastate e spostamenti continui...

David è un uomo maturo, Barbara, nonostante i suoi trentacin­que anni, è un'eterna adolescente dagli umori ondivaghi, sballotata da onnipre­senti tempeste ormonali; David è uno scienziato e specula sulle scienze esatte, Barbara si libra nell'aria in preda alle emo­zioni, David coltiva i numeri finiti, Barbara frequenta gli accordi e i movi­menti musicali circolari, David è l'equilibrio logico, Barbara è l'emotività li­bera: ma è davvero così?

Irrompe nella loro vita Nadir Bacha ( Hossein Taheri ), un amico di Barbara, profugo curdo quarantenne che esce dal carcere per decorrenza termini a causa di una insignificante e indimostrata illegalità. Nadir è un uomo con un orgoglio saldo e una identità radicata, con un desiderio di affermazione e di rivalsa su quella che con­sidera un'ingiustizia di razza e di classe di cui porta segni sulla propria pelle: indesiderato come etnia nel suo stesso Paese, vi ha lasciato un'intera famiglia.

La convivenza non risulta immediatamente facile, nonostante, la generosità di Barbara, la disponibilità e la buona volontà di David e la vitalità di Nadir che però spesso risulta invadente, aldilà delle intenzioni. Barbara è molto presa dalle prove di un spettacolo; David, tra i corsi all'università e le notti al Sincrotrone, è spesso assente: rifiutato in vari luoghi possibili di lavoro, Nadir diviene così, suo malgrado, una sorta di assistente domestico, padrone solitario della casa dei due amici, osservatore esterno ma molto presente delle loro dinamiche e invadente, talvolta inopportuno.

La tensione cresce e nutre in David una potenza fantasmatica ossessiva che libera una sua pericolosa violenza repressa e fino ad oggi sempre negata dalla ragione. David percepisce in Nadir l'esistenza di valori, idee, atteggiamenti che sente repressi dentro di sé, vede nell'altro una istintualità, una immediatezza e una naturaleza che in sé sente perdute, schiacciate dalla ragione e dalla cultura. Non è solo la coesistenza di due maschi alpha sullo stesso territorio che origina il progressivo astio dell'uno verso l'altro, ma è un nodo irrisolto di David verso se stesso, una sua incapacità di riconoscersi ed accettarsi fino in fondo, che genera l'impossibilità di riconoscere l'altro nella sua complessità ed interezza. Non servono i richiami di Barbara alla realtà e ai suoi conflitti, né le difficoltà oggettive in cui si dibatte con le sue contraddizioni un “dannato della terra” quale oggettivamente è Nadir, a fermare la progressiva ostilità del professore olandese.

Molti fatti, che agli occhi di Barbara appaiono insignificanti o addirittura inesistenti, in David ingigantiscono come proiezioni ossessive. Eppure il loro svolgimento secondo queste linee immaginate e fittizie è anche una delle possibili pieghe che la realtà potrebbe assumere se gli eventi si dipanassero secondo le associazioni inconsce del professore, che sono concrete potenzialmente, poiché si appigliano a ipotesi ora precise e probabili ora solo casuali, ma non solamente maniacali o distorte: sequenze possibili di un incubo intessuto di pregiudizio, di paura dell'altro, di gelosia, di un rapporto non risolto con l'ansia di competizione e la carica istintiva di violenza che non riesce a scoppiare nonostante incalzi compressa.

Annegato in un gorgo di ostilità irrazionale e incastrato in un meccanismo sempre più inestricabile di azioni ossessive, durante la prima dello spettacolo di Barbara, David insegue Nadir nella notte per una resa dei conti finale.

Eppure, per uscire dagli abissi dell'incomprensione, forse basterebbe osservare la realtà anche con gli occhi dell'altro.
 

 

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